Il mio paese è praticamente sul mare. In verità non lo è proprio, il mare dista meno di 10 km. Ogni persona che vive in questo paese, però, d'estate passa la maggior parte del tempo al mare, in un sobborgo, la marina del paese. Io non sono mai stato da meno.
Dalla marina, non completamente pianeggiante, si vede sulla sinistra, su una collina che fa da promontorio sul mare, una enorme casa. L'ho sempre guardata con un minimo di apprezzamento e di stupore. Con tanta immaginazione, invidiando in qualche modo la panoramica che deve avere attorno a se quella casa. Una casa come la ciliegia su una enorme torta senza ciliege, proprio sul cucuzzolo. Non l'ho mai raggiunta, ma l'ho sempre guardata.
La si vede dal paese, se ne vede il lato nord. La si vede dalla marina, cui offre il suo ovest. Diventando adolescente e andando in giro con un pò di autonomia, scoprii che anche dalle spiagge vicine erano ornate da quella vista. La medesima casa e il suo levante.
A casa mia non si è tanto fanatici di imbarcazioni. A mio padre non sono mai piaciute. A me piacciono, ma fin tanto che ho studiato e a maggior ragione dopo essermi trasferito per l'università, non ho mai avuto modo di comprare uno scafo. Tutto sommato mi è capitato di essere scarrozzato da qualche barca, negli anni. Stupore stupido per l'ovvietà, ma incanto: la casa si vedeva ovviamente anche dal mare. E fu una scoperta, ripeto, stupida. Ma affascinante. Quella casa la si vedeva da ogni dove e conservava ai miei occhi il suo fascino. Anzi. Lo amplificava.
Così in questi giorni, in queste settimane. Mi sono licenziato, giorno 19 dicembre scorso. La società che tanto nel mentre mi era cominciata a stare sulle palle, ho avuto la fortuna di lasciarla. Ho fatto una interminabile campagna di spedizione di curriculum e di colloqui. Alla fine sembravano quagliare 2 opzioni: Novara e i trattori. Novara formalizza l'offerta per prima (40.000 euro annui), i trattori, conosciuta questa cifra, demordono al 4° colloquio. Ho dato 2 settimane di preavviso, ho saldato i biglietti per il Brasile. 19 dimissioni, 20 la partenza.
Protagonista indiscusso di questo periodo è stato il sole. L'ho osservato, l'ho scrutato. Dal pomeriggio del 20, dall'aereo che raffreddato a morte mi ha portato prima a Madrid e poi a Salvador. L'ho inseguito sull'atlantico, l'ho visto tramontare, sull'atlantico. Lo vedevo già adolescente al mattino di Salvador dalla veranda sull'oceano della casa affittata per le 3 settimane della nostra permanenza là.
Nasceva, impenitente splendeva, a picco sulle nostre teste che dalla veranda guardavano ai ghiacci del sud, asciugava i nostri bagni dicembrini e poi si adagiava sui palazzi della Barra. Presto, alle 6 del pomeriggio. Presto per essere estate. L'ho osservato tanto. Ho visto il sole del mio compleanno, giorno 28, mentre nuotavo. Ho visto l'ultimo tramonto del 2007, l'alba del 2008, quando in Italia era già un sole adolescente.
E poi ancora e ancora. Il sole del ritorno, l'alba sull'oceano. Un sole abbacinante, enorme sull'acqua. Acqua che lo amplifica con il suo reverbero. E poi si alza, tanto da consentire di alzare la finestrella del mio posto sull'aereo.
Il timido sole al ritorno a Torino. Un sole coperto dalla neve, sabato mattina. Un sole pallido di ieri, di stamattina. Sole che oggi stagliava immagini splendide nel cuore della sicilia oggio, con un verde inedito ai miei occhi. Un verdone quasi tropicale. Poche nuvole cariche e nere, definite. Un altro punto di vista per quel sole. Mentre tornavo a casa per stare 10 giorni con i miei genitori, dopo un autunno e un inverno quasi intero ormai.
Tanti punti di vista, tante storie e viste al corredo. La faccia nord, sud, mattiniera e dormigliona di un medesimo sole, visto da tante angolazioni. Sorprendente, stupidamente sorprendente. Ad illuminare le mie piccole riflessioni, illuminando il mio corpo. Stupidamente soprendente, come mi sorprendeva quella casa...
giostral'albadiunperiodonuovo