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bibigiostra@hotmail.it

In questo blog io parlo di tutto me stesso. Della versione diurna e di quella notturna.
Elementi splendidi su cui sto investendo e su cui voglio costruire sono BIBI, il mio amore, e la mia carriera, dalla quale voglio trarre l'elemento propulsivo per la mia famiglia.

Di BIBI vi racconterò. Vi racconterò anche del mio lavoro. Ma su questo pongo un interrogativo:

Ad un ingegnere così, lo assumeresti nella tua azienda?
A chi passeresti il relativo curriculum?

Ad oggi lavoro nel Novarese e abito sul lago Maggiore. Non so dove mi porterà la vita, la famiglia, la carriera. Ma ho voglia di vivermi questo mondo. Con BIBI.
In questa vita, mettendoti al corrente di me, ti ho coinvolto. E adesso ti lancio una sfida.

Mi assumeresti? dove?

Giostra



POST PERMANENTE

  Qualche mese fa, nell'Agosto scorso, con precisione, scrissi così. Tenete conto che l'invito al singolare, sia ora al plurale, ad una, a più coppie. Ma torna ad essere valido. Così come fu scritto allora. Con quelle parole, con quel senso. Con giusto quello. Leggetelo. Ho voglia di costruire un gruppetto di gente che vuol godersela, nella grigia Torino. Chi ne ha voglia, ha solo da farsi avanti.

Per leggere l'invito--->>> Clicca qui

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20:06 giovedì, 30 agosto 2007

Tra le pieghe di una giostra, mi riscopro ancora più giostra. L’estate volge al termine. Alla fine io sono riuscito a farmi un periodo discreto di ferie, BIBI è riuscita a racimolare un ponte di 5 giorni. Il fratello che vive normalmente con la mamma, e che quindi in questo periodo ha vissuto con BIBI, non si era praticamente allontanato da Torino.

 A BIBI piangeva il cuore per questo.  E aveva tutta la mia comprensione. BIBI decide di rimediare a suo modo a tutto ciò, organizzano una giornata a Gardaland per il fratello quindicenne. Nonostante fino alla fine non si fosse comportato come avrebbe dovuto, facendo i capricci e comportandosi in modo scorretto. Solo come una forma di giustizia che andasse oltre quella spicciola, quella alla quale magari sono più orientato io, come ogni fastidioso maschio.

 Andiamo a Gardaland, nonostante la sera prima, arrivando a casa, praticamente la seconda volta dopo le ferie, a fine agosto, e non riesco ad entrare a casa. La porta sembrava forzata. Ed era venerdì sera di fine agosto. Il panico in me. So quanto sono fottibile da qualsiasi tipo di tecnico: meccanico, idraulico, fabbro, ecc… Per di più non mi veniva in mente qualcuno da chiamare. Non conoscevo un fabbro a Torino.

 Raggiungo una ferramenta, per fortuna aperta, non in ferie, non in chiusura serale. Supplico per dei consigli su un fabbro che non mi peli. Mi danno un numero preannunciandomi che comunque una lessatine non mi potrà essere graziata da alcuno. Mi torna in mente che il papà di Chiara (di Chiara e Minetto, ndr)  è un fabbro, sebbene sia ormai in pensione. Chiamo Chiara. Vengo a sapere che il papà è stato appena dimesso dall’ospedale…

 Chiara mi dà il numero di un collega del papà. Intimamente spero in un trattamento di riguardo. Questo per fortuna è in zona. Arriva davanti a casa mia e neanche prova ad aprire la porta, con la chiave, come farebbe qualsiasi idiota di questa terra. Comincia a martellare. Lì ho capito che, in ogni caso, sarei stato fottuto. E’ un lestofante nel suo lavoro e si vede. A scanso del fatto che potesse bastare anche solo una spruzzata di olio, per non sapere né leggere né scrivere,  provvede lui a sfasciare la serratura.

 Apre la porta. Per fortuna mi tranquillizzo, nella mia regia bettola non sembra mancare nulla. Almeno gli articoli meglio fottibili (tv, decoder, impianto stereo) sono lì. E la casa non sembra in soqquadro.

 Si sbriga a dirmi che dovrà cambiare tutto, che quella serratura fa schifo, che si incastrerà non appena avrà alzato i tacchi. Mi viene l’alzata di ingegno di chiedergli almeno un preventivo. Cambio della serratura 260 euro + imprevisti. Di colpo mi vennero in mente i 300 euro persi, per scivolamento della clip ferma soldi dalla tasca dei miei pantaloni durante il viaggio di andata verso casa dei miei genitori. Un solo pensiero nella mia testa: “Cazzo”. 

 Non aveva la serratura dietro sarebbe tornato l’indomani se l’avessi chiamato. Ma questo significava far “ciao ciao” a Gardaland, dacchè pensavamo di andarci giusti l’indomani. Potevo farlo venire questo lunedì mattina. Ma questo significava prendere un permesso che non avevo e comunque pregiudicare, facendo i conti con le mie tasche compromesse, la fattibilità economica di Gardaland. Con annessi e connessi: fastidio di BIBI, spesa fatta, amica che dorme da BIBI per partire con noi l’indomani. Si congeda sfilandomi 50 euro.

 Misuro la struttura della mia serratura. Cerco su internet un’ottima serratura che sia adattabile. 80 euro.  “Ciao Ciao” al fabbro. Gardaland.

 

Giostra

La prossima volta, però, prima di chiamarlo, vedo di dargli una spruzzatina di svitol. Quanto mi vien voglia di strappare la laurea di tanto in tanto…

 

 

unoGiostra
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categoria : riflessioni, boccoli

20:31 martedì, 28 agosto 2007

 Considerazione fresca di quest’estate. Di qualcosa di nuovo, di  inedito. Di quanto non avevo mai sentito a casa mia, tra i miei. Se non altro perché mai avrei potuto. Da sempre. Dalla nascita.
    E’ una sensazione provata aprendo i cassetti a casa mia, dai miei genitori. Sintomo del fatto che il tempo passa, che le cose cambiano. Fresca di questa estate. E non perché non ero stato in grado di accorgermene prima. Semplicemente prima non era così.
   Sembra facile, sembra una banalità raccontarlo. Ma lo trovo difficile. Difficile perché è frutto di quanto succede nella mia famiglia, cosa che maari  con una erta difficoltà accade in famiglie diverse. E’ difficile perché ciò ha fatto specie a me e magari è acqua fresca per chiunque altro.
  Taglio corto.  A casa mia, fin tanto che io non  sono andato via per studiare eravamo in 5: papà, mamma, io, l’orso e il russo. Nell’ordine. Noi figlia siamo sempre stati presi in giro perché identici a nostro padre. E’ possibile prendere nostre foto quando eravamo già grandicelli (6-10 anni) e non riconoscere più chi fossimo. Stesse tempie, stesso naso, stessi occhi, stesso culo. Identici. Poche erano le varianti: i colori. Io e il russo chiari, l’orso più scuro. Di occhi e di capelli.

   Per il resto, fatti salvi particolarissimi periodi della nostra vita, siamo stati identici, anche nella corporatura, per dirci. Il russo, raggiunta l’adolescenza s’è smagrito seriamente per diventare quasi filiforme. Io e l’orso siamo rimasti ben messi e abbiamo grosso modo la corporatura di nostro padre.
   Certo. Magari non poteva capitare differentemente. Tenete conto che siamo nati tutti e 3 in 3 anni  Tranne i periodi delle turbolenze ormonforuncolari, in cui si potevano apprezzare tremende accelerazioni nella crescita di ognuno di noi, tutti e tre abbiamo avuto grosso modo le stesse misure. Avendo le stesse misure, essendo solo figli maschi, il risultato è stato l’avere un enorme set di cose intercambiabili tra fratelli e papà.
     Mio padre peraltro è sempre stato giovanile e non ha mai avuto capi da vecchio che disdicessero su ragazzi con 20 anni meno di lui. Polo-divise del lavoro, piuttosto che le mutande. Molte sono sempre state le cose in comune tra noi e mio padre. Fino a provare la buffa sensazione delle "mutande da caserma”: una batteria di mutande tutte uguali, da utilizzare indistintamente a casa. Così è stato per anni e anni a casa mia, dai miei genitori.
   Quest’anno qualcosa è intimamente cambiato, dopo anni, dopo decenni a casa mia. Un letto libero nella stanza dei miei fratelli. Casa dei miei genitori, tanto al mare quanto in paese ha sempre avuto solo due camere da letto. Una per i miei genitori, una per noi. Dopo il matrimonio di mio fratello, un letto è rimasto libero.
   A rimanere libero, ad essere cambiato, non è naturalmente solo il letto. Molte sono le cose che adesso differiscono da prima. Molte cose sono anche piccole, infingarde. Adesso, avendo fatto la doccia, cercando cosa vestire, qualcosa è cambiato. Cercando delle mutande nel comodino della mia camera da letto, della camera che è mia e del Russo, non trovo più quello che serve. Il russo ha mutande piccole, non c’è più l’orso con la mia misura. Le mutande grandi a casa mia, a casa dei miei, sono ormai solo nel comodino di mio padre.

         Cado, gocciolante, in accappatoio, devo passare dal comodino di mio padre per avere gli slip, i boxer. E fortemente ho sentito, infingarda, la sensazione: metto le mutande di mio padre. Cosa che prima sentivo e non sentivo. Fino a provare, quasi, un minimo di imbarazzo. Come essere matematicamente sicuro che quelle fossero le mutande di mio padre, mi mettesse automaticamente in imbarazzo. Fino a farmi desiderare di portarmele da Torino la prossima volta (e trovare un modo per distinguerle dalle comuni).

 Insomma, in definitiva, posso dire che qualcosa, a casa mia, a casa dei miei genitori, è cambiata nell’intimo…

 
Giostrasmutandata.

unoGiostra
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categoria : riflessioni, sicilia

20:27 martedì, 28 agosto 2007

Il tempo scivola fastidiosamente. Come gli pare e piace a lui. Scivola. Come in un AcquaFun. Attendi e non sembra passare mai, ti lanci ed è un attimo. Magari perché è giusto un attimo. O come in un AcquaFun, in uno scivolo di un AcquaFun. Ti lanci e ora acquistando velocità, vai lento. Quando l’hai acquistato vai forte, per poi rifrenare.

 

       Ad ogni modo, passa, inesorabile. Tritura, attenua. Attenua. Tanto le cose belle, quanto le brutte. Attenua, fa dimenticare. E in questo senso mi infastidisce. Adoro la mia vita. La adoro perché mi dà compiacimento. La adoro perché esperienze belle e brutte mi hanno sempre fatto crescere. Perché belle e brutte, con il senno di poi, mi fanno sorridere, godere di me.

 

       Dimenticare è quindi per me come patire. Spettacolare fu il primo periodo in cui iniziai a tenere questo blog. Spettacolare. A quel punto, dimenticare era qualcosa di più difficile. Potevo archiviare, riporre in un forziere i miei trascorsi. E goderne e tornare a goderne, dopo.

 

       Ripiombo nello sconforto adesso che il tempo, mancando, mi vieta di tesaurizzare quanto mi capita Mi rompe ancora di più pensare che sia possibile godere come ho goduto e non poterlo fare per il tempo che scivola via.

 

       Ho considerazioni belle, nella mia testa, per la mia testa, nate nelle pause di questa estate. Considerazioni di cui ho iniziato a scrivere. Alcune altre sono in quel limbo. Nel limbo impavido e strano, interlocutorio, sbeffeggiante. A due uscite: il dimenticatoio e il forziere. Ed in mezzo un grossissimo orologio, un enorme quadrante come pavimento. Un pavimento strano. Un enorme orologio strano. A macinare non sono le lancette, ma esso stesso, il pavimento. Che traballando, muovendosi, ruotando, fa decomporre i ricordi prima che questi siano portati d’imperio altrove.

 

“L’OK cambia la vita” è una considerazione. Importante?

Lo è per me. Mi sembrava geniale.

 

“Tutto il mondo è paese o è come il tumore?”

 

“Tra le pieghe della giostra”.

 

Oltre a già in scrittura da qualche giorno, pronto, in dirittura d’arrivo.

 

Ho voglia di continuare a fare tesoro di me. E a renderlo magico mettendolo sotto gli occhi di chi trova piacere nel leggerlo, nel tenersi informato, nel volerne sapere, nel commentarlo.

 

Giostradevoperchèlideamipiace

unoGiostra
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categoria : riflessioni