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bibigiostra@hotmail.it

In questo blog io parlo di tutto me stesso. Della versione diurna e di quella notturna.
Elementi splendidi su cui sto investendo e su cui voglio costruire sono BIBI, il mio amore, e la mia carriera, dalla quale voglio trarre l'elemento propulsivo per la mia famiglia.

Di BIBI vi racconterò. Vi racconterò anche del mio lavoro. Ma su questo pongo un interrogativo:

Ad un ingegnere così, lo assumeresti nella tua azienda?
A chi passeresti il relativo curriculum?

Ad oggi lavoro nel Novarese e abito sul lago Maggiore. Non so dove mi porterà la vita, la famiglia, la carriera. Ma ho voglia di vivermi questo mondo. Con BIBI.
In questa vita, mettendoti al corrente di me, ti ho coinvolto. E adesso ti lancio una sfida.

Mi assumeresti? dove?

Giostra



POST PERMANENTE

  Qualche mese fa, nell'Agosto scorso, con precisione, scrissi così. Tenete conto che l'invito al singolare, sia ora al plurale, ad una, a più coppie. Ma torna ad essere valido. Così come fu scritto allora. Con quelle parole, con quel senso. Con giusto quello. Leggetelo. Ho voglia di costruire un gruppetto di gente che vuol godersela, nella grigia Torino. Chi ne ha voglia, ha solo da farsi avanti.

Per leggere l'invito--->>> Clicca qui

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00:25 lunedì, 03 marzo 2008

    Oggi c'era una giornata splendida. Era giornata di foon. Come si scriverà? E' il vento che accorda BIBI. E spesso indice di splendide giornate. Guardavo fuori dalla finestra mentre stavo scrivendo la mia tesi di dottorato. Non ho resistito, volevo uscire fuori. BIBI ne aveva di gà gran voglia.

    Passeggiando per via Roma, mano nella mano con BIBI, un incrocio bizzarro. Io vedo lui, lo riconosco. Anche lui mi/ci riconosce. Lui alto, credo meno che quarantenne, la moglie più grande di lui, biondissima. Lei non si accorge di noi, come BIBI non si accorge di loro.

    E' una coppia che ogni fine settimana è all'olimpia. Passiamo oltre camminando. Va bene il privè nel fine settimana, ma la vita continua. E si finisce per incrociarsi in via Roma. Quello che adoro di questa esperienza è l'essere un pò massoni, il condividere dei segreti. Noi sappiamo di loro, loro sapranno di noi. Ma passeggiando manteniamo i nostri segreti.

La vita continua.

giostra
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categoria : sesso, hot , boccoli

14:00 domenica, 02 marzo 2008

    E' sabato notte. Stavavo vedendoun film su sky, uno sulla CIA. Alcune amiche di BIBI sono, come accade sovente, in un pub di corso Vittorio, lo Shamrock. BIBI le raggiunge alle 23.30. Io rimango a casa ancora un pò, le raggiungo dopo poco più di un'ora.

    Loro rimangono, io e BIBI andiamo a ballare, andiamo alla Rotonda. Sono l'una passate e ancora una marea di gente aspetta dietro le transenne per entrare. Riusciamo ad entrare senza aspettare. Il locale è pienissimo. Non proviamo neanche a salire sopra. Rimaniamo sotto. Sotto è un'altra musica, sebbene a suonare siano le stesse note. Poca gente. Pista quasi libera. Ci mettiamo a ballare. Ci sono poche altre coppie e qualche altra persona.

    Non so cosa mi era preso ieri notte. Per tutto il giorno avevo avuto un mal di testa violento. Una volta uscito ero brillante. Prendiamo da bere, ci mettiamo nella pista quasi vuota. Iniziamo a ballare. Muovendomi BIBI interpreta erroneamente che stessi per puntare una coppia, per baccagliarla. E fa come seguirmi. Vuole stare al gioco.

    La mia intenzione non era quella, ma piuttosto, semplicemente, lo è sempre stata. Io faccio lo scemo con chiunque, ballo, provoco, chiunque. Ragazze, coppie, belle, bruttine. Coppie improponibili. Ballando al mio solito modo, divertendomi, sentendomi una cosa sola con BIBI e con la musica.

    Noto diversi sguardi su di noi. Capisco chiaramente che piaciamo. Noto sguardi di donne su di me. Ogni tanto mi allontano da BIBI per ballare vicino a qualche altra, ogni tanto torno e bacio o divento una cosa sola strusciandomi con BIBI.

    Spesso, quando provoco una ragazza, BIBI mi segue. E assieme a me balla vicino a lei. O talvolta è lei a farmi indietreggiare fino a farmi strusciare altre persone. Che non si spostano. Che cercano di capire quale è la novità di fronte alla quale sono al cospetto.

    Ad un certo punto accade però una combinazione di cose. Io punto due ragazze, una in particolare. BIBI inizialmente mi segue. Io continuo a provocare questa sconosciuta. Non la sfioro, ma le ballo vicino, assecondo i suoi movimenti. Accompagno il suo modo di ballare. Fa come ad avvicinarsi a me, nonostante ci fosse BIBI.

    BIBI, con complicità, mi dice di andarsene, di volersi occupare di altri. Ma me lo dice senza parlare. Ma ci capiamo. La ragazza vicino alla quale balliamo fa come per illuminarsi. Libera come al vento la sua chioma. Fa come per aprire la coda. Se fosse stata una pavona. Si sente lusingata dal fatto che chi ballava con me ha desistito perchè io ero concentrata su di lei. BIBI è da sola nella pista. Non passa ovviamente tempo prima che qualcuno l'avvista e inizia a ballarle vicino. E' in una forma splendida. Non tanto per l'abbigliamento o per una ritrovata bellezza: si vede che si sente, si percepisce meglio. Più cosciente della sua bellezza. E magari vede sotto rinnovati occhi la sua scollatura, il suo seno.

    La ragazza accanto a quella che stavo provocando si stacca da questa, si allontana per darle campo libero. Lei inizia a mostrarsi più sensuale, il bacino, penalizzato dal suo precedente modo di ballare, adesso chiede e ottiene giustizia. Ottiene la scena. Vive.

BIBI è vicina ad altri ragazzi. La ragazza vicino a me balla. E si avvicina.

continua
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categoria : boccoli

21:25 mercoledì, 27 febbraio 2008

Come ogni Santa Domenica, siamo stati al cinema. Questa volta abbiamo visto un film americano quasi ben fatto, ma americano. Non che avesse chissà quanti proiettili o effetti speciali: era parziale e mistificatore. Parlava di come, quasi per caso, un deputato americano avesse inflitto per la prima volta un colpo alla vecchia unione sovietica, in Afganistan.  Si, bello, ben fatto, peccato che non abbiano raccontato che per fare ciò hanno armato i talebani. Contro cui hanno combattuto poco dopo.

    Finisce il film e, non avendo ancora mangiato, pensiamo di andare a fare un giro da Lucignolo, un nuovo locale gay sotto casa mia. Adoro andarci con BIBI, la mia fidanzata.
La settimana prima andammo prima del cinema. Ebbimo modo di fare l’aperitivo. In buona sostanza, di cenare.
Pensavamo di fare lo stesso anche questa volta, ma era tardi.

    All’interno del locale un mio amico fa le foto. Ci intravede, ci raggiunge, chiacchieriamo. Lo metto al corrente delle scelte che ho compiuto nell’ultima settimana, del fatto che adesso lavoro a Torino. Scelgo una pina colada. Non l’avessi mai fatto: era orrida.
Adocchiamo la gente che si allieta in quel posto.
Tantissime coppie gay. Praticamente tutte. Poche le coppie etero come la nostra. Ma ce ne sono. Una coppia è praticamente carina. Avevo voglia di giocare: provo a baccagliarmela.

    BIBI non sembra tanto in vena. La cosa un po’ mi scoccia, ma posso farci poco. Se non altro perché ho anche giustamente da pensare all’indomani: la nuova prima. La nuova prima sul lavoro, la seconda in 8 giorni, benché sia la prima di cui sto scrivendo. Non avendo mangiato, usciti dal locale quando erano passate da poco le 23, optiamo per un kebab nella stessa via del locale, nella stessa via del Nazionale. Gradevole di gusto, ma foriero di una notte insonne, tanto per me quanto per BIBI che addirittura ha accusato problemini un briciolo più seri con lo stomaco.
Se vi fidate di me, non ci andate. Vediamoci al Lucignolo la domenica sera, piuttosto.

    A casa scelgo l’abito e la camicia da mettere l’indomani, lunedì, per la prima. Scelgo il Calvinklein marrone scurissimo, quello che sembra definitivamente nero.
Pantalone stretto, giacca monopetto con i classici 3 bottoni. Un taglio semplice e bello. Le scarpe nere, la cintura nera con inserti in metallo sui fianchi, una camicia lilla-rosa, la cravatta rosa-antico con piccoli ricamini per occhi fini. Stiro la camicia, ci addormentiamo. O meglio, ci mettiamo a rosolare sul letto.

    La sveglia, come un sollievo, suona alle 7:30 per me.
Qualche minuto prima per BIBI. Mi vesto, non faccio colazione, preparo da mangiare per Andy, esco. Sono in anticipo di almeno 20 minuti. Parcheggio. Ho con me i gianduiotti di benvenuto. Non credo di sortire necessariamente un comportamento benevolo da parte dei nuovi colleghi. Voglio piuttosto che abbiano chiaro che sono diverso.

    Alla sorveglianza trovo la stessa Signora che mi aveva augurato l’arrivederci. Comincio a sfoggiare i cioccolatini. Ne offro qualcuno, a lei, come a i suoi colleghi. Nel mio piano, il Capone (Guzzantoso) non è ancora arrivato. Il mio Capetto sembra non ci sarà per tutto il giorno. La scrivania è quasi in mezzo ad un enorme loft. Ha un telefono con una marea di tasti, un bel pc, un monitor sfigato. Il portatile che mi spetta non sembra essere arrivato. Arriverà?

    L’ambiente non è tanto rumoroso, l’aria sembra del tipo:
“devo lavorare, ma soprattutto non mi devo sprecare”. Mi presentano il mio gruppo: una scarsa dozzina di persone.
Tutte abbastanza giovani, credo tutti ingegneri/esse, fatta salva l’attempata e storditella segretaria. Un primo giorno non tanto in salita, quasi mi annoio, ma la scoperta è la mensa.
unoGiostra
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categoria : ingegnere