Come ogni Santa Domenica, siamo stati al cinema. Questa volta abbiamo visto un film americano quasi ben fatto, ma americano. Non che avesse chissà quanti proiettili o effetti speciali: era parziale e mistificatore. Parlava di come, quasi per caso, un deputato americano avesse inflitto per la prima volta un colpo alla vecchia unione sovietica, in Afganistan. Si, bello, ben fatto, peccato che non abbiano raccontato che per fare ciò hanno armato i talebani. Contro cui hanno combattuto poco dopo.
Finisce il film e, non avendo ancora mangiato, pensiamo di andare a fare un giro da Lucignolo, un nuovo locale gay sotto casa mia. Adoro andarci con BIBI, la mia fidanzata.
La settimana prima andammo prima del cinema. Ebbimo modo di fare l’aperitivo. In buona sostanza, di cenare.
Pensavamo di fare lo stesso anche questa volta, ma era tardi.
All’interno del locale un mio amico fa le foto. Ci intravede, ci raggiunge, chiacchieriamo. Lo metto al corrente delle scelte che ho compiuto nell’ultima settimana, del fatto che adesso lavoro a Torino. Scelgo una pina colada. Non l’avessi mai fatto: era orrida.
Adocchiamo la gente che si allieta in quel posto.
Tantissime coppie gay. Praticamente tutte. Poche le coppie etero come la nostra. Ma ce ne sono. Una coppia è praticamente carina. Avevo voglia di giocare: provo a baccagliarmela.
BIBI non sembra tanto in vena. La cosa un po’ mi scoccia, ma posso farci poco. Se non altro perché ho anche giustamente da pensare all’indomani: la nuova prima. La nuova prima sul lavoro, la seconda in 8 giorni, benché sia la prima di cui sto scrivendo. Non avendo mangiato, usciti dal locale quando erano passate da poco le 23, optiamo per un kebab nella stessa via del locale, nella stessa via del Nazionale. Gradevole di gusto, ma foriero di una notte insonne, tanto per me quanto per BIBI che addirittura ha accusato problemini un briciolo più seri con lo stomaco.
Se vi fidate di me, non ci andate. Vediamoci al Lucignolo la domenica sera, piuttosto.
A casa scelgo l’abito e la camicia da mettere l’indomani, lunedì, per la prima. Scelgo il Calvinklein marrone scurissimo, quello che sembra definitivamente nero.
Pantalone stretto, giacca monopetto con i classici 3 bottoni. Un taglio semplice e bello. Le scarpe nere, la cintura nera con inserti in metallo sui fianchi, una camicia lilla-rosa, la cravatta rosa-antico con piccoli ricamini per occhi fini. Stiro la camicia, ci addormentiamo. O meglio, ci mettiamo a rosolare sul letto.
La sveglia, come un sollievo, suona alle 7:30 per me.
Qualche minuto prima per BIBI. Mi vesto, non faccio colazione, preparo da mangiare per Andy, esco. Sono in anticipo di almeno 20 minuti. Parcheggio. Ho con me i gianduiotti di benvenuto. Non credo di sortire necessariamente un comportamento benevolo da parte dei nuovi colleghi. Voglio piuttosto che abbiano chiaro che sono diverso.
Alla sorveglianza trovo la stessa Signora che mi aveva augurato l’arrivederci. Comincio a sfoggiare i cioccolatini. Ne offro qualcuno, a lei, come a i suoi colleghi. Nel mio piano, il Capone (Guzzantoso) non è ancora arrivato. Il mio Capetto sembra non ci sarà per tutto il giorno. La scrivania è quasi in mezzo ad un enorme loft. Ha un telefono con una marea di tasti, un bel pc, un monitor sfigato. Il portatile che mi spetta non sembra essere arrivato. Arriverà?
L’ambiente non è tanto rumoroso, l’aria sembra del tipo:
“devo lavorare, ma soprattutto non mi devo sprecare”. Mi presentano il mio gruppo: una scarsa dozzina di persone.
Tutte abbastanza giovani, credo tutti ingegneri/esse, fatta salva l’attempata e storditella segretaria. Un primo giorno non tanto in salita, quasi mi annoio, ma la scoperta è la mensa.